Non Una di Meno in corteo per dire no ad ogni tipo di violenza

di Ginevra Masciullo - Serve un'azione di sensibilizzazione che parta dai banchi delle scuole.

Occupare le strade per riprendersi gli spazi e mostrare la propria soggettività con orgoglio, in piazza, nonostante la pioggia, per dare voce a chi una voce non ha più. La ringhiera della scalinata della Zona Fuxia si riempie di pezzi di stoffa, fasce rosa che riportano nome, cognome ed età di persone che non sono più tra noi perché vittime di violenza. La scalinata è quasi piena perché sono moltissime le donne che vengono uccise da uomini che conoscono, che amano o che non conoscono proprio, violenti che usano la forza per annullarle. Continua a salire in modo inarrestabile il numero delle donne uccise in Italia, una ogni 72 ore, cifre spaventose che rappresentano solo una parte delle violenze quotidiane che avvengono.

Non Una di Meno La Spezia e Rete Anti Omo e Transfobia non si arrendono, alzano la voce e chiedono che il tema venga affrontato, dare spazio all’isolamento e alla paura significa non aiutare chi si sente in pericolo. Il corteo è partito da piazza Brin e ha percorso le vie della città fino alla Zona Fuxia, divenuta un simbolo della lotta al patriarcato e contro la violenza di genere.



L’eliminazione della violenza deve partire da un’azione di sensibilizzazione tra i banchi, a chiederlo è l’Unione degli Studenti che ribadisce la necessità di introdurre educazione affettiva, sessuale e sportelli d’ascolto nelle scuole per diffondere una nuova cultura all’insegna della cura, del transfemminismo e del rispetto.


Non solo violenza fisica, ma anche mediatica che spesso attacca la vittima, non diversamente da chi afferma “se l’è cercata”. Un clima di odio che viene alimentato nei confronti di donne, persone della comunità Lgbtqia+ e lavoratrici del sesso che subiscono il giudizio dei commenti e del pregiudizio, una spettacolarizzazione che grava ulteriormente su chi ha già subito abusi. Il clima di prepotenza in cui spesso eventi gravi vengono minimizzati viene evidenziato da Osa, con un riferimento ai fatti avvenuti nella notte di sabato, quando un gruppo di estremisti si è presentato in atteggiamento minaccioso fuori dall’Arci Canaletto.


“Aborto libero, sicuro e gratuito” questa la scritta sul camioncino che precede la manifestazione, perché anche la negazione del diritto all’interruzione di gravidanza è una violenza di genere. Nell’intervento finale vengono elencati i numeri di questa piaga sociale, “Nel mondo -viene affermato- il femminicidio è la prima causa di morte per le donne di età compresa tra i 16 e i 44 anni, da ottobre 2021 a settembre 2022 sono 327 le persone trans uccise, il 95% di queste erano donne trans o persone transfemminili, una persona su due era una lavoratrice del sesso, ma non riusciamo nemmeno a contare il numero delle molestie e degli stupri.”

La nostra provincia non è stata esente da femminicidi, in particolare per le lavoratrici del sesso che spesso si muovono nell’ombra e non vengono riconosciute. In questa giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne si è parlato di inclusione, di rispetto, di educazione e la speranza è che non si resti fermi alle parole. Oggi una delegazione di Non Una di Meno sarà a Roma, dove si terrà una grande manifestazione.

“Riempire le strade è un segnale, noi ci siamo e vogliamo che il tema venga affrontato -spiega Marta di Non Una di Meno- il numero delle vittime aumenta ogni giorno, il nostro movimento è transnazionale e trovare un momento per unire lotte diverse è molto importante.”






 

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