Madre spezzina racconta l’angoscia dopo i fatti dell’Istituto Chiodo

Una madre spezzina con figli in età adolescenziale condivide il suo stato di preoccupazione dopo il grave episodio accaduto all’istituto Chiodo, riflettendo sulle difficoltà della scuola di oggi e sulla mancanza di rassicurazioni dalle istituzioni.

Sono madre di un ragazzo di 16 anni e di una ragazza di 15 che frequentano istituti superiori alla Spezia. Dopo quanto accaduto all’istituto Chiodo non riesco a smettere di pensarci. È stato un fatto grave, terribile, che mi ha profondamente scossa e che ha incrinato una fiducia già fragile.


Per la prima volta mi sono trovata a valutare l’ipotesi di iscrivere i miei figli a una scuola privata. Un pensiero che non avrei mai immaginato di fare, ma che nasce da una sensazione di insicurezza e di smarrimento difficile da gestire.




Le scuole superiori di oggi sono molto diverse da quelle che frequentavo io nei primi anni ’90. Non perché i ragazzi siano peggiori, ma perché il contesto è più complesso, più teso, più fragile. E come madre faccio fatica a trovare rassicurazioni concrete.



Sono così angosciata che ho silenziato tutte le chat WhatsApp dei genitori, perché sto veramente male. La nostra tranquilla provincia è stata improvvisamente ribaltata dai clamori della cronaca. Sui principali network televisivi si parla di questo terribile fatto di cronaca ed è diventato difficile persino proteggere i propri pensieri.



Il punto, per me, non è solo la sicurezza, ma il rapporto di fiducia con le istituzioni. Dalle istituzioni arrivano parole, dichiarazioni, promesse. Ma non le certezze di cui un genitore avrebbe bisogno. E della politica mi fido poco: oggi c’è, domani no. I miei figli, invece, restano. Ed è a loro che devo pensare ogni giorno.

Questa non vuole essere una lettera di accusa, ma una richiesta di attenzione e responsabilità. Perché la scuola non è soltanto un luogo di istruzione, ma dovrebbe essere prima di tutto uno spazio sicuro, capace di ascoltare e di prevenire, non solo di intervenire quando ormai è troppo tardi.

Una madre spezzina

 

Foto di repertorio 






 

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