Paolo Galantini, co-presidente del Comitato Unitario della Resistenza, ha portato l'attenzione anche sull'oggi e sulla responsabilità di ciascuno di mettere in pratica e difendere i valori della Resistenza.
Le attese degli organizzatori non sono andate deluse. Dopo le abbondanti piogge delle ultime ore, in una mattinata salutata da un sole inatteso e perciò particolarmente gradito, sono stati in parecchi a darsi appuntamento davanti alla Lapide del Partito d'Azione che, nella piazzetta posta tra via Genova e via Arzelà, ricorda il tragico assassinio dei due Ufficiali della Colonna Giustizia e Libertà.
Il Presidente della Sezione Anpi della Chiappa Giovanni Cidale ha dato il via alla manifestazione, rivolgendo il suo saluto ai presenti e ringraziando quanti hanno collaborato all'approntamento dell'iniziativa che, anno dopo anno, ripropone instancabilmente il ricordo dei due Caduti, rendendo merito alla Resistenza e a tutti coloro che vi presero parte.
Insieme a Mara Grandis, sorella di Ezio, il Presidente Cidale ha deposto i fiori alla Lapide ed ha quindi introdotto l'intervento di Paolo Del Turco, che ha tracciato un commosso ritratto dello Zio Ezio, impreziosito dalle testimonianze dei familiari e reso ancora più toccante dalla lettura di alcuni estratti di una lettera con cui un testimone descrisse il fiero contegno e l'irremovibile silenzio mantenuto dai due Ufficiali nelle loro ultime ore di vita, a fronte delle spaventose torture a cui furono sottoposti prima di essere condotti sul luogo dove avvenne la fucilazione.
La rievocazione storica degli avvenimenti è stata quindi operata dal Professor Paolo Galantini, Co-presidente del Comitato Provinciale Unitario della Resistenza della Spezia, che si è soffermato in particolare sul ruolo assunto da Giovanni Pagani e sulle gesta da lui compiute assieme ai suoi valorosi compagni, che lo condussero fino all'assunzione del Comando della IV Compagnia del Battaglione Zignago della Colonna Giustizia e Libertà e che gli valsero, per l'indiscusso eroismo, il conferimento della Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Giovanni era sì il Comandante di quei ragazzi che combattevano con lui, ma al tempo stesso i rapporti che intratteneva con loro erano fondati su sentimenti di amicizia fraterna, di autentica vicinanza, essendo la IV Compagnia formata quasi interamente da elementi di Brugnato, di Rocchetta e di Zignago, con cui Giovanni era cresciuto e che avevano nei suoi confronti un'ammirazione profonda e una fiducia straordinaria.
Nel momento cruciale delle loro esistenze, asserragliati in una grotta alle pendici del Monte Dragnone, nel freddissimo gennaio del 1945, vennero infine individuati dalle pattuglie tedesche impegnate in ricognizione nella gigantesca operazione di rastrellamento passata alla storia come “Battaglia del Gottero”. Dopo un primo ed iniziale scambio di colpi, verificato l’insufficiente armamento per continuare lo scontro a fuoco, avendo anche la subentrata responsabilità di un gruppo di civili che, spaventati dai tedeschi, avevano a loro volta trovato rifugio nella Grotta, Giovanni trattò la resa, subordinandola però alla perentoria ed inequivocabile garanzia che i civili sarebbero stati rilasciati. Il Comandante sperava inoltre che i tedeschi si ricordassero di quando lui ne aveva rinviato alcuni alle loro caserme dopo averli spogliati della loro arroganza.
“Non potete uccidermi, perché non vi ho uccisi.
Disarmati, dal peso dell'odio, liberati dall’incubo dei capi,
messi nudi di fronte a voi stessi,
avete detto: - Siamo uomini “.
Così recita la poesia “Giovanni" che il Partigiano “Nullo", il Professor Aldo Farina, dedicò al suo Comandante.
I civili furono rilasciati ed ebbero salva la vita.
Purtroppo però i tedeschi passarono Giovanni e i suoi uomini ai fascisti, che li reclamavano per esibirli come trofei lungo l'Aurelia e poi nelle vie della Spezia.
Una volta incarcerati, li torturarono vanamente alla ricerca di informazioni.
E così Giovanni, insieme ad Ezio, l'amico fraterno, fu condotto alla Chiappa, praticamente sotto la casa paterna, messo al muro e fucilato.
I corpi insanguinati vennero lasciati a giacere per terra, affinché le genti che passavano ne traessero ammonimento.
Nei giorni successivi, nelle settimane seguenti, la stessa sorte toccò agli altri, con un'unica eccezione...
Da lì a poco sarebbe venuto Aprile, e con Aprile la Liberazione.
Proprio accanto al luogo dove Giovanni ed Ezio conobbero la morte, sarebbero sfilati i Partigiani che, scendendo dalla Foce lungo via Genova, si apprestavano a raggiungere il centro della nostra Città, finalmente libera.
Ma quanto dolore in quei volti emaciati dalla durezza delle privazioni, segnati dalle ansie e dalle paure; assieme ai sorrisi, a cui pure cercavano di abbandonarsi, vi era la tristezza di vedere i posti dove tanti loro Compagni erano caduti…
"Guardando a quei giorni con gli occhi di oggi – ha sottolineato Galantini – risalta la serietà di quei giovani, la piena consapevolezza delle conseguenze che la loro scelta di combattere per il riscatto del nostro Popolo avrebbe potuto avere.
Colpisce la straordinaria maturità di cui seppero dar prova.
RicordarLi non può pertanto significare limitarsi a descriverne le gesta, ma deve rappresentare un’ esortazione civile affinché ciascun cittadino possa dimostrarsi degno del loro Sacrificio, concorrendo attivamente al progresso morale del nostro Paese, servendo lealmente le Istituzioni della Repubblica, il cui profilo è definito dalla Costituzione, che, a sua volta, rappresenta il frutto più maturo espresso dal nostro Popolo nel corso della sua Storia".
"E' veramente desolante constatare oggi – ha concluso il Professore-– la disaffezione civile che spinge un elettore su due a disertare le urne, in quanto questo comportamento svuota progressivamente di significato la democrazia partecipativa, finendo col renderla sempre più sterile e appannaggio di pochi.
Esattamente il contrario di quanto traguardavano i nostri Partigiani, allorché immaginavano il profilo che la Nuova Italia avrebbe dovuto assumere.
Tocca dunque a ciascuno di noi decidere se l'eredità che ci hanno trasmesso ha ancora un senso e dunque spetta ad ogni cittadino della Repubblica decidere se farli vivere ancora o lasciare che il loro ricordo, assieme agli Ideali per cui vissero, combatterono e talvolta morirono, si dissolva irreparabilmente nelle nebbie dell'oblio e dell'indifferenza".
Categoria Cronaca
Autore: Gazzetta della Spezia
05-02-2026 10:22
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