Fra testimonianze dirette, il ricordo di chi non c'è più e tanto ha dato all'associazione e lo sguardo rivolto al futuro con una nuova automedica.
C’è un silenzio particolare che precede le ricorrenze importanti. È fatto di attesa, di rispetto, di memoria condivisa. A Monterosso, il 4 febbraio, quel silenzio si è trasformato in voce, immagini, applausi e commozione: la Pubblica Assistenza ha celebrato i suoi cento anni di storia, un secolo intrecciato in modo indissolubile con la vita del paese.
La giornata si è aperta con il saluto delle autorità e con un ringraziamento corale che ha subito chiarito il senso dell’evento: non una celebrazione autoreferenziale, ma un momento restituito alla comunità. Dal presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre Lorenzo Viviani, ai sindaci del territorio, dai rappresentanti di ANPAS Liguria e del 118, fino alle consorelle e ai cittadini, ogni presenza ha testimoniato una rete che va ben oltre i confini comunali.
Dopo la proiezione del video introduttivo, il racconto ha preso una forma intima e potente grazie alle lettere di due concittadine, voci autentiche che hanno attraversato decenni di vita collettiva. Un gesto preciso: fare un passo indietro e lasciare spazio a chi quella storia l’ha vissuta davvero, nelle case, nelle emergenze, nei silenzi notturni interrotti da una sirena.
I numeri, presentati senza enfasi ma con chiarezza, hanno raccontato ciò che spesso resta invisibile: 3.392 servizi in tre anni, oltre 226 mila chilometri percorsi, 41.272 ore donate dai volontari. Dati che non sono statistiche, ma tempo sottratto alla vita privata e restituito alla collettività.
Ampio spazio è stato dedicato anche all’evoluzione dei mezzi di soccorso, dalla crescita del parco ambulanze fino all’acquisto dell’auto medica, reso possibile grazie al sostegno del territorio. Un passaggio che ha evidenziato come la Pubblica Assistenza sia un organismo vivo, capace di adattarsi ai bisogni che cambiano.
La giornata ha raccontato anche i progetti che vanno oltre l’emergenza: la collaborazione con le scuole, il calendario realizzato con i bambini, le iniziative solidali, la raccolta di doni natalizi, il progetto “Monterosso Paese Cardioprotetto”, l’impegno in Italia e all’estero, dall’Ucraina all’Emilia-Romagna. Un volontariato che non si ferma al confine dell’urgenza, ma abita il quotidiano.
Particolarmente intenso il momento dedicato alla memoria di Lorenzo De Simoni, “Renzino”, presenza silenziosa e fondamentale, e la consegna della medaglia d’oro a Roberta Busco per i suoi cinquant’anni di servizio. Un riconoscimento che ha racchiuso, in pochi minuti, il senso profondo dell’intera giornata.
In chiusura, le note della Banda “La Monterossina”, i brindisi finali e il buffet curato dai volontari hanno restituito un clima di convivialità autentica, quella che nasce solo dove il prendersi cura è un gesto condiviso.
Cent’anni dopo, la Pubblica Assistenza di Monterosso non è solo un’istituzione: è una comunità che continua a scegliere, ogni giorno, di esserci. E se oggi possiamo raccontare questa storia, è perché qualcuno, prima di noi, ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.
Categoria Cronaca
Autore: Gazzetta della Spezia
06-02-2026 19:00
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