Un altro ex sindaco della città, Lorenzo Forcieri, ricorda l'amico tracciando un ritratto del politico, ma soprattutto dell'uomo.
Quando Massimo mi ha detto che il 7 ricorreva il ventiduesimo anniversario della scomparsa di Franco, ho stentato a crederlo: ventidue anni! Incredibile! Franco è sempre presente nei miei ricordi come se fosse ieri l'ultima volta che l'ho visto, sentito, che ho scherzato con lui, riso alle sue battute o discusso di politica. Che Franco sia ancora così presente tra noi dopo così tanto tempo, significa che l'eredità che ci ha lasciato è veramente grande. Una eredità di affetti, amicizia, simpatia, ma anche una forte eredità politica: Franco aveva una solida formazione politica ed una chiara impostazione riformista. Era un uomo del fare, lo ha dimostrato non solo nella sua attività di amministratore pubblico, ma anche nella sua attività privata di presidente della Salt. Era riuscito a conquistare la fiducia di Marcellino Gavio, azionista di maggioranza della Salt ed era diventato presto Vice Presidente di AISCAT il cui Presidente era Elia Valori; vice pres. della Carispe, dell'Autocisa e altro.
Politicamente Franco faceva parte di quella parte di dirigenti comunisti che si sarebbe potuta definire la generazione di mezzo tra i grandi, i mostri sacri che avevano fatto la Resistenza, partecipato alla Costituente e avviato la ricostruzione morale, civile e sociale dell'Italia, come Paolino Ranieri, Anelito Barontini, Walter Bertone; e la generazione dei più giovani di allora, come me, Dicasale, Guccinelli e tanti altri che si erano avvicinati alla politica dopo le lotte operaie e studentesche del '68/'69.
Franco è stato un bravo dirigente politico e un amministratore onesto ed efficiente. Gli piaceva intrattenersi con la gente, cui sapeva tramettere sempre una dose di positività e di ottimismo. A volte con una battuta rendeva semplici e leggere anche situazioni complesse. Era un sindaco che non stava chiuso nel palazzo, ma girava nelle nostre frazioni, si intratteneva con la gente, accettava volentieri un caffè o un bicchiere di vino, che peraltro non mancava quasi mai di essere accompagnato da qualcosa di solido. Si devono a lui, tra l'altro, il recupero della Cittadella e dell'ex Tribunale.
Ma più che della sua attività amministrativa, mi piace ricordare l'aspetto personale.
Con Franco, infatti, non avevo solo rapporti politici, ma anche di amicizia. Ricordo le vacanze insieme, i viaggi all'estero. Andavamo in macchina e ci alternavamo alla guida. Quando uno guidava l'altro faceva da navigatore, con la cartina in mano a decifrare i nomi delle strade, molto spesso scritti in cirillico. Può sembrare strano ora, ma allora non esistevano né i telefonini, né i navigatori satellitari. Le vacanze che ricordo con più nostalgia sono quelle al mare, all'isola d'Elba e al Giglio. Ricordo un anno in cui Franco rimase affascinato dal surf e si intestardì a volerlo praticare: per tutto il giorno lo vedemmo dalla spiaggia a tentare di navigare, cosa che gli riusciva per pochi metri, per poi cadere in mare, rialzarsi, risollevare la pesante vela e riprovare. Tutto il giorno a far su e giù da quella tavola, fino a quando non gli riuscì di domarla, più con la forza che con la tecnica. Perché Franco aveva un fisico forte, di cui purtroppo troppe volte si approfittava. Come in quella giornata passata sulla tavola da surf, che alla fine gli procurò una insolazione, per cui, oltre a subirsi in silenzio le ramanzine di Lella, la sua cara moglie, dovette ricorrere a cure mediche e passò una nottata tra impacchi e
pomate. Ma il giorno dopo era di nuovo in forma e pronto a...recuperare a tavola, questa volta quella apparecchiata, le energie spese il giorno precedente. Perché Franco era anche una buona forchetta, cultore in particolare della cucina locale, con una spiccata preferenza per i ravioli, i nostri "tordei". In proposito era famosa una storiella, che raccontava spesso, sugli scienziati che avevano inventato la bomba atomica: "te pensa che zervei... ma niente a che vedere con quello che i ha inventa' i tordei!"
Pur provenendo da una piccola Cittadina, anche se orgogliosamente ricca di cultura e di storia, sapeva essere all'altezza dei personaggi più importanti della politica e della economia del nostro Paese, di cui si conquistava stima e simpatia. Ricordo che mi raccontò di quando interruppe Umberto Agnelli, che gli stava spiegando qualcosa che lui conosceva benissimo, con la frase: "Ma dottore, non vorrà mica insegnare ai gatti a miagolare?"
Penso che Franco ci abbia lasciato troppo presto, creando un grande vuoto, innanzitutto nella sua famiglia, ma anche in tutti noi, che non solo una volta all'anno, ma spesso nella nostra attività, nel nostro lavoro, lo ricordiamo. Ricordiamo le sue battute, ma anche i suoi ammonimenti politici, ancora attuali e di cui ancora oggi c'è molto bisogno; e che ci piacerebbe tanto poter riascoltare dalla sua viva voce.
Lorenzo Forcieri
Categoria Cronaca
Autore: Gazzetta della Spezia
07-02-2026 11:22
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