Loris Figoli: "Una protesi non può essere socialmente valutata alla stregua di un suv alla moda"

Il sindaco prosegue la battaglia affinchè tutti i disabili possano avere accesso alle protesi bioniche, che attualmente hanno un coato di almeno 50mila euro. Sostegno bipartisan.

A seguito dell’inatteso ma costruttivo clamore bipartisan generato dal mio “sciopero della protesi” e dalla “resa armata” in merito al tema della disabilità, sento il dovere di ringraziare i tantissimi che mi sono vicini e precisare cosa significhi per me rinunciare ai panni del “sindaco bionico” e tornare … analogico!


Da adesso sarò - per scelta e dovere civico - molto più disabile, assai più vulnerabile e decisamente più marginale nella vita attiva! Farò il possibile affinché non sia così, ma se rinunciassi alla sfida tradirei i miei concittadini e tutti quegli invalidi civili che - al contrario di me - non hanno le risorse che consentano loro di scegliere. Ne sono drammaticamente consapevole.




Ribadisco ancora in questa sede che, a partire dal 2025, il Servizio Sanitario Nazionale ha notevolmente accresciuto le risorse a disposizione dei cittadini disabili, quindi la mia posizione va ben oltre la polemica di barricata e non manca di riconoscere il valore dei progressi raggiunti dalla mia parte politica. Rivendico con riconoscenza infinita che la mia famiglia ha sempre garantito (così come potrebbe fare tuttora) l’acquisto di ciò che non copre il servizio sanitario.



Tengo anche ad evidenziare che, ben più velocemente dei nuovi investimenti statali, sono cresciuti i prezzi dei dispositivi protesici disponibili sul mercato, arrivando ad essere inaccessibili per gran parte del ceto medio.
Una protesi bionica, come quella che indossavo, ha una vita non superiore ai 5/6 anni, per un investimento che supera in media i quarantamila euro, che può raggiungere gli oltre centomila per le versioni più avanzate.
Le nuove tecnologie, di cui io mi avvalgo dal 2010, non vengono neppure contemplate dal servizio sanitario, riservate solo agli assistiti INAIL.



Lungi dall’essere a disposizione dell’utenza ordinaria, tutto quanto resta a carico del paziente, salvo però doverla smaltire quando si guasta senza possibilità di recupero autonomo o riparazione (dopo circa 5 anni, ma con una vita in garanzia anche di 3, i presidi medici si devono buttare e non si possono aggiustare né riciclare).

La mia provocazione, accolta dalla politica in modo ampio ed oltre gli schieramenti, tende a focalizzarsi sul concetto di riabilitazione e recupero della persona disabile, considerando fondamentale garantire l’approccio più razionale e moderno al sistema della protesica.

Nelle prossime settimane verremo subissati da messaggi di rivincita sociale attraverso le Paralimpiadi: prendiamo atto che la maggior parte delle protesi dei nostri atleti sono frutto di crowdfunding e sponsorizzazioni private!

Credo che oggi sia necessaria una proposta di legge che coinvolga e abbracci l’intero Parlamento, affinché passi finalmente il concetto che la riabilitazione rappresenti un dovere ed un diritto della persona disabile, garantito dalla nostra Nazione secondo criteri scientifici e tecnici, attraverso i quali proporre presidi protesici validi e rigenerabili, prodotti anche con tecnologia che (oggettivamente) progredisce grazie alla ricerca finanziata dallo Stato nelle Università e nei centri di eccellenza (come quello ligure di IIT) .

Una protesi non può essere socialmente valutata alla stregua del nuovo suv alla moda, non può essere soffocata in un leasing! Camminare, muoversi, lavorare, vivere una esistenza proattiva non può esser un lusso ma un dovere ed un diritto del cittadino.

Preme concludere ricordando che proprio Regione Liguria, superando molte barriere burocratiche nazionali, ha agito a supporto degli audiolesi dimostrando all’Italia intera che una via migliore c’è e che una politica virtuosa è possibile.

Loris Figoli
Sindaco di Riccò del Golfo


(Foto da pagina Facebook Loris Figoli)

 






 

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