"Ricordare significa guardare anche le pagine più difficili": La Spezia celebra il Giorno del Ricordo

di Francesca Tarantino e Elena Tonelli - Cerimonia in Piazzetta Martiri delle Foibe e consiglio comunale straordinario in Sala Dante: istituzioni, studenti e associazioni insieme per custodire la memoria.

La Spezia ha celebrato il Giorno del Ricordo con una doppia cerimonia istituzionale che ha coinvolto autorità civili, militari e religiose, associazioni e numerosi studenti. Una giornata dedicata alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, ma anche alla responsabilità civile e alla trasmissione della storia alle nuove generazioni.


La commemorazione si è aperta in piazzetta Martiri delle Foibe con il saluto di Pierluigi Peracchini, sindaco della Spezia, e del dott. Roberto Pullara, capo di gabinetto della Prefettura, e con la deposizione della corona benedetta dal vescovo della diocesi spezzina, mons. Luigi Ernesto Palletti. Il primo cittadino ha ricordato il valore simbolico del luogo, definito “un luogo particolare, dove molti profughi trovarono una speranza dopo tanta sofferenza". "Ricordare significa riportare al cuore – ha aggiunto - Oggi pensiamo a chi è stato perseguitato, a chi ha perso la vita nelle foibe, a chi è stato costretto a fuggire. Da qui è ripartita una speranza, una vita nuova possibile dopo il dolore”. Il sindaco ha, inoltre, richiamato il ruolo delle istituzioni nel costruire condizioni più umane per il futuro: “La storia ci insegna che troppo spesso i grandi della terra non imparano dalle tragedie. Noi abbiamo il dovere di dare esempio e di educare al rispetto”.




La celebrazione è proseguita in Sala Dante con il consiglio comunale straordinario, aperto dal presidente del Consiglio Comunale Salvatore Piscopo e dal sindaco alla presenza delle autorità e delle scuole. Piscopo ha ricordato come la legge 92 del 2004 abbia finalmente restituito dignità alla tragedia delle foibe e dell’esodo, trasformandola in un capitolo riconosciuto della storia nazionale. “La storia non è fatta solo di date – ha detto – ma di persone vere, famiglie, sogni e paure. Il dolore di chi fu costretto a lasciare la propria terra è rimasto troppo a lungo in silenzio. Ricordare significa avere il coraggio di guardare le pagine più difficili, non per dividere, ma per capire”. Un passaggio centrale è stato rivolto ai giovani: “Non vi viene chiesto di combattere una guerra, ma di essere cittadini consapevoli. L’odio cresce nell’indifferenza. Ogni volta che qualcuno viene escluso o deriso, abbiamo una scelta: restare in silenzio o difendere la dignità umana”.



Il sindaco ha ricordato il ruolo fondamentale della Spezia nel dopoguerra, una delle poche città italiane ad accogliere numerosi profughi provenienti dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. La caserma Botti della Marina Militare fu uno dei principali centri di accoglienza, mentre i quartieri di Mazzetta e Rebocco divennero luoghi di integrazione e nuova quotidianità. “La Spezia seppe accogliere quando accogliere non era facile – ha sottolineato –. Molti arrivarono con pochissimo, ma portarono con sé valori, competenze e cultura, contribuendo allo sviluppo sociale ed economico della città”.



Il presidente dell’ANVGD, ingegner Andrea Manco, ha ringraziato il Comune per l’invito e ha ricordato come l’istituzione del Giorno del Ricordo abbia finalmente rotto “il velo di silenzio” che per decenni aveva avvolto la tragedia delle foibe e dell’esodo. Manco ha ripercorso le responsabilità storiche, le tensioni del confine orientale e il lungo oblio che colpì gli esuli: “La verità storica non può essere nascosta. Per anni la tragedia fu ignorata per convenienze politiche e per la cortina di ferro che divideva l’Europa. Ma la memoria non può essere selettiva”.

Un ampio passaggio è stato dedicato alla strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946, definita “la prima e più sanguinosa strage terroristica della Repubblica italiana”. Manco ha ricordato come l’attentato, attribuito a due agenti dell’OZNA, colpì la comunità italiana nel momento più delicato delle trattative internazionali, spingendo molti indecisi a lasciare definitivamente Pola.

Accolto con un lungo applauso, Claudio Pronz – ultimo testimone della strage di Vergarolla – ha portato una testimonianza intensa e dolorosa. Aveva quasi 12 anni quel 18 agosto 1946 e si trovava sulla spiaggia per assistere alle gare della Coppa Scarioni, manifestazione sportiva e simbolo di italianità. Poco prima dell’esplosione si era allontanato per pranzare con la famiglia, scampando così alla morte.

Nel suo racconto ha ricostruito la situazione dell’Istria nel dopoguerra: le sparizioni notturne, la paura diffusa, il ruolo dell’OZNA nelle operazioni di pulizia etnica. Ha mostrato una fotografia di sé bambino, spiegando come molti italiani vivessero in un’enclave protetta dagli inglesi, mentre nell’entroterra le persecuzioni continuavano. Pronz ha descritto con lucidità il momento dell’esplosione: una colonna di fuoco e fumo, detriti ovunque, i gabbiani che si avventavano sui corpi, i soccorsi. Ha ricordato la figura del dottor Geppino Micheletti, unico chirurgo presente in città, che continuò a operare per 26 ore nonostante avesse perso i suoi due figli nell’attentato. La testimonianza si è conclusa con il racconto dell’esodo: Pola si svuotò in pochi mesi, le famiglie caricavano ciò che potevano su camion e treni diretti in Italia. Pronz ha ricordato il momento in cui la sua famiglia, caricati i mobili su un vagone, si sentì chiedere dal ferroviere la destinazione: “Dove vanno questi mobili? Lei mi mandi questi mobili nella città italiana più lontana dai confini”, rispose il padre. Il ferroviere scrisse “Firenze”. “Così sono diventato fiorentino – ha detto –. Ma mio padre ci ricordava sempre: noi siamo italiani con la I grande”.

Nel corso della seduta gli studenti del Liceo Classico "Lorenzo Costa" hanno ricordato anche il contesto storico del 1943, anno cruciale per l’Italia: la caduta del fascismo, l’armistizio dell’8 settembre, lo sfaldamento dell’esercito e l’avanzata delle forze partigiane jugoslave guidate da Josip Broz Tito. In Istria e Dalmazia, dopo anni di italianizzazione forzata e repressioni fasciste, esplose una violenta ondata di vendette. Molti italiani – non solo fascisti – furono arrestati, torturati e gettati nelle foibe, cavità naturali profonde anche centinaia di metri. Si stima che nel 1943 le vittime siano state circa un migliaio, prime di una lunga scia di sangue che proseguì fino al 1945. Tra le storie ricordate, quella di Norma Cossetto, studentessa universitaria istriana di 23 anni, sequestrata, seviziata e uccisa nell’ottobre 1943. A Norma furono conferite la laurea honoris causa nel 1949 e la medaglia d’oro al merito civile nel 2005. Nel 2024 la città della Spezia le ha intitolato una strada.

La cerimonia è proseguita con l'intervento musicale degli studenti del liceo musicale Cardarelli e con un video realizzato dal laboratorio di telegiornalismo del Capellini-Sauro. I ragazzi hanno presentato una poesia e un breve filmato dedicati alle emozioni dell’esodo, all’accoglienza ricevuta alla Spezia e al valore della memoria come fondamento di una comunità solidale. Il loro messaggio ha richiamato l’importanza dell’ascolto, dell’empatia e della capacità di “farsi casa” per chi arriva da lontano, trasformando il dolore in speranza e rinascita.

La giornata si è conclusa con un messaggio condiviso da istituzioni, associazioni e studenti: il Giorno del Ricordo non è solo commemorazione, ma responsabilità. “Solo una memoria viva può costruire un futuro di pace. Ricordare significa scegliere da che parte stare: dalla parte dell’umanità, del rispetto e della dignità”.






 

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