La lettera con le osservazioni di un nostro lettore.
Esistono farmaci che non sono semplici "rimedi", ma veri e propri ponti verso la vita. Sono i medicinali salvavita, quelli che il Servizio Sanitario eroga tramite le farmacie ospedaliere dietro presentazione di un piano terapeutico rigoroso. Un servizio essenziale, si direbbe. Eppure, per molti pazienti, il ritiro mensile di queste terapie si è trasformato in un percorso a ostacoli che mette a dura prova non solo la pazienza, ma la dignità stessa della persona.
Un prefabbricato nel fango
Il cuore del problema risiede innanzitutto nella struttura: una farmacia ospedaliera ospitata in un prefabbricato. È accettabile che nel 2026, in un Paese che si definisce civile, un servizio così delicato venga gestito in una struttura temporanea e inadeguata?
Quando piove, l’area circostante si trasforma in un acquitrino. Pazienti, spesso anziani o con patologie invalidanti, si trovano a dover saltare tra i pantani per raggiungere lo sportello. Un biglietto da visita degradante per quella che dovrebbe essere un’eccellenza della sanità pubblica.
Il rischio del caldo e le attese infinite
C’è poi la questione logistica, che rasenta il paradosso sanitario. Molti di questi farmaci richiedono la conservazione a temperatura controllata. I pazienti arrivano attrezzati con le proprie borse termiche e il ghiaccio, ma devono scontrarsi con tempi di attesa che superano regolarmente l’ora o l’ora e mezza.
In estate, sotto il sole cocente che scalda le pareti di metallo del prefabbricato, il ghiaccio si scioglie prima che il medicinale venga consegnato. È un rischio enorme: la catena del freddo è fondamentale per l'efficacia del farmaco. È ammissibile che un paziente debba temere per l'integrità della propria cura a causa delle inefficienze burocratiche e logistiche?
Una richiesta di civiltà
Non stiamo parlando di un servizio accessorio, ma di un presidio fondamentale. Chiediamo alle autorità competenti e alla direzione sanitaria:
Perché la farmacia non viene trasferita in un edificio adeguato, in muratura e climatizzato?
Perché non si interviene sulla pavimentazione esterna per evitare il fango?
Come si intende ridurre i tempi di attesa per garantire la sicurezza termica dei farmaci?
Ricevere cure salvavita non dovrebbe far sentire il cittadino "in mezzo a una foresta". La salute inizia dal rispetto del paziente e dei suoi diritti minimi di accesso alle cure.
Lettera firmata
Categoria Attualità
Autore: Gazzetta della Spezia
23-02-2026 19:36
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