di Anna Mori - Un pomeriggio di confronto tra formazione, imprese e istituzioni per rimettere i ragazzi al centro della comunità educante.
Martedì 24 febbraio 2026, presso la sede spezzina del CIOFS-FP Liguria – Centro Italiano Opere Femminili Salesiane, si è svolto l’incontro “Comunità in dialogo – tra lavoro, formazione e attualità”, un evento formativo che ha saputo coniugare riflessione culturale, testimonianze concrete e confronto diretto tra giovani, mondo del lavoro e istituzioni.
L’evento è stato inteso come momento per creare un dialogo reale, in cui i ragazzi non fossero spettatori ma interlocutori attivi.
Ad aprire il pomeriggio sono stati i saluti della legale rappresentante Suor Michela Pelizzari, che ha richiamato con forza il senso della missione educativa del CIOFS: accompagnare i giovani non solo nell’acquisizione di competenze tecniche, ma nella costruzione della propria identità personale e professionale.
Il riferimento è stato chiaro: educare significa prendersi cura, creare relazioni significative e offrire strumenti concreti per affrontare il mondo del lavoro con consapevolezza.
Il centro dell’incontro è stato l’intervento del dottor Michele Marmo, animatore ed esperto formatore, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, fondatore dell’agenzia formativa Finisterre e della cooperativa Vedogiovane.
Il tema centrale è stato quello della corresponsabilità educativa.
Marmo ha insistito su un punto fondamentale: l’educazione dei giovani non può essere delegata. Non è solo compito della scuola, né esclusivamente della famiglia. È una responsabilità condivisa che coinvolge l’intera comunità: istituzioni, imprese, adulti, educatori.
Uno dei passaggi più incisivi del suo intervento ha riguardato il modo in cui la società tende a descrivere i giovani. Spesso li si definisce fragili, disinteressati, poco motivati. Ma Marmo ha invitato a ribaltare lo sguardo: “E se fossero gli adulti a sbagliare?”
Ha evidenziato come talvolta il mondo adulto chieda ai ragazzi responsabilità senza offrire esempi coerenti, fiducia e ascolto autentico. Ha richiamato la necessità di guardare la realtà dal punto di vista dei giovani, comprendendo le loro paure, i loro timori e la loro richiesta implicita di senso.
Ha parlato della fatica del crescere in un contesto sociale incerto, della pressione del successo immediato e della paura del fallimento che spesso paralizza. L’educazione, ha sottolineato, deve restituire ai ragazzi la possibilità di sbagliare, di sperimentare, di mettersi alla prova senza sentirsi giudicati.
Dopo la riflessione teorica, la parola è passata a due ex allievi del centro, che hanno incarnato concretamente quanto appena ascoltato.
Serena Marsella: dalla paura al ruolo di guida
Serena Marsella, 26 anni, oggi responsabile di sala presso il ristorante L’Officina del Mare, ha raccontato un percorso fatto di crescita graduale.
Ha ricordato quanto il periodo della formazione sia stato importante non solo per imparare il mestiere, ma per acquisire sicurezza. Ha parlato apertamente di un momento difficile, in cui la paura di sbagliare e di fallire l’aveva bloccata. La paura del giudizio, del non sentirsi all’altezza.
Il cambiamento è arrivato quando ha deciso di provare, di rischiare. “Buttarsi”, come ha detto lei stessa.
Da lì ha scoperto di essere capace. Oggi coordina un gruppo di cinque collaboratori, tutti uomini, gestendo responsabilità organizzative e relazionali importanti. Il suo messaggio ai ragazzi è stato concreto: studiare, impegnarsi, ma soprattutto non avere paura di tentare.
Rami Hammoude: disciplina, metodo e ambizione
Accanto a lei, Rami Hammoude, 25 anni, recentemente proclamato miglior barman italiano under 28 e oggi vice direttore di un hotel 5 stelle sull’isola di Jersey.
Ha raccontato come il percorso al CIOFS abbia rappresentato una base solida: non solo tecnica, ma mentale. Metodo, puntualità, capacità di lavorare in squadra.
Ha parlato della scelta di partire, di misurarsi con contesti internazionali, della determinazione necessaria per emergere in un settore competitivo. Il suo esempio ha mostrato ai ragazzi che il percorso professionale può portare lontano, anche fuori dai confini nazionali, se sostenuto da impegno e costanza.
La seconda parte del pomeriggio ha visto la tavola rotonda moderata da Michele Marmo, con la partecipazione di Patrizia Saccone, assessore del Comune della Spezia; Antonella Cheli, titolare dei ristoranti Il Timone e Antica Osteria del Carugio, vicepresidente di Confartigianato La Spezia; Roberta Condotti, titolare del Panificio Condotti; Tommaso Bertolini, direttore del CIOFS-FP Liguria.
Il momento più significativo è stato quello del dialogo diretto con gli studenti. Le domande sono state pratiche, dirette, senza retorica:
• Quanto guadagna un giovane che inizia?
• Che contratto viene applicato?
• Quali sono le responsabilità di un imprenditore?
• Come si fa esperienza se tutti chiedono esperienza?
• Come si distingue un’attività dalla concorrenza?
• Quali qualità personali sono decisive nel settore della ristorazione?
Antonella Cheli ha spiegato che un giovane può iniziare con un contratto di apprendistato e una retribuzione intorno ai 1.400 euro mensili. Ha sottolineato però che il vero valore aggiunto è l’atteggiamento: rispetto, puntualità, capacità di stare nel gruppo di lavoro.
Sulla questione dell’esperienza, entrambe le imprenditrici hanno ribadito la disponibilità ad accogliere giovani alla prima esperienza. Le competenze tecniche si insegnano; ciò che conta davvero sono le soft skills: voglia di imparare, passione, capacità relazionale.
Particolarmente intensa la risposta di Roberta Condotti alla domanda su come distinguersi dalla concorrenza. Non strategie complesse, ma qualità e cuore. Ricerca attenta delle materie prime, lavorazioni come una volta, attenzione costante.
“Se qualcuno viene da me perché faccio bene una cosa, magari andrà da un altro perché fa bene un’altra. Ma il cuore vince sempre.”
Una frase che ha sintetizzato perfettamente lo spirito dell’intero pomeriggio.
Al termine, alla presenza dei funzionari di Alfa Liguria, sono stati consegnati i diplomi e gli attestati di qualifica agli allievi che hanno concluso il loro percorso nei mesi di giugno e luglio 2025.
Un momento carico di emozione, simbolo del passaggio dalla formazione alla piena responsabilità professionale.
La giornata si è conclusa con un buffet preparato e servito dagli allievi del terzo anno: un esempio concreto delle competenze acquisite e della professionalità maturata.
Il messaggio emerso con forza da questo momento di riflessione è stato chiaro: i giovani non sono un problema da correggere, ma una risorsa da accompagnare.
E quando una comunità sceglie di educare insieme, il futuro diventa una responsabilità condivisa.
Categoria Cronaca
Autore: Gazzetta della Spezia
27-02-2026 09:23
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