Dal 20 marzo a Palazzo Merulana.
Dal 20 marzo al 3 maggio 2026 Palazzo Merulana, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi e gestito e valorizzato dalla direzione artistica di Coopculture, ospita la mostra "Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976", un intenso progetto espositivo dedicato a una figura centrale e oggi sorprendentemente ancora poco raccontata della cultura italiana del secondo Novecento.
L'esposizione, a cura di Umberto Croppi e Paolo Asti, prodotta dall'associazione Startè, nasce dal desiderio di riportare luce su un artista poliedrico, capace di attraversare oltre sessant'anni di sperimentazione mantenendo sempre vivo un dialogo serrato tra ricerca formale, impegno civile e riflessione sul ruolo dell'immagine nella società contemporanea. La mostra non è solo un tributo, ma anche un tassello che va a riempire un vuoto importante nel mosaico della storia dell'arte del secolo scorso.
In questa prospettiva, Palazzo Merulana si conferma luogo di rilettura critica del Novecento italiano, in particolare offrendo al pubblico l'occasione di incontrare il maestro Francesco Vaccarone nel suo rapporto con Roma e con gli artisti con cui nella capitale si è confrontato e ha avuto un dialogo critico e creativo.
Francesco Vaccarone (La Spezia 1940 – 2024), forte di solidi studi umanistici, mostrò presto una spiccata vocazione per l'arte, tanto che ebbe due maestri importanti tra i pittori spezzini: Giuseppe Caselli e Gino Bellani. Aveva solo 17 anni quando fu organizzata la sua prima mostra personale.
Si mosse da subito negli ambienti intellettuali dell'avanguardia italiana del dopoguerra, in particolare il Gruppo63 (che raccoglieva i più importanti letterati e filosofi italiani del momento), oltre ad altri circoli, tra cui quello della poesia visiva di Firenze. Con un bagaglio di esperienze già ampio, pose la sua base a Roma, aprendo uno studio in via delle Zoccolette, nel cuore della città.
Questo periodo, che va dal 1970 al 1976, fu caratterizzato da un'intensa attività produttiva e relazionale, rappresentò una fase cruciale nella sua vita, che coincise con la coda del boom economico e l'ingresso negli anni della contestazione e della sua maturità artistica. Qui frequentò la Stamperia Il Cigno, crocevia di artisti come Burri, Capogrossi, Afro, Marini, Gentilini, Guttuso e Fieschi, e divenne punto di riferimento per la Scuola Romana. Roma rappresentò, quindi, il luogo della maturazione artistica.
Spiega Umberto Croppi, curatore della mostra: "Roma rappresenta, per Vaccarone, l'approdo ad una sintesi tra l'avanguardia e la grande tradizione pittorica e incisoria italiana". Mentre lavorava come incisore, non abbandonava la pratica pittorica: sono, anzi, quelli gli anni in cui avvia i cicli più significativi della sua produzione, quelli che dedicò ai 'Gabbiani' e ai 'Clochard'.
"È in questa serie di opere che definisce il suo personalissimo profilo – specifica Croppi – in una forma di semi-astrattismo, percorrendo due filoni paralleli. Il tema delle origini liguri, simboleggiato nel volo degli uccelli marini, segno di movimento e libertà, e quello urbano dell'emarginazione e della sconfitta. Una rappresentazione drammatica del suo tempo, che sottintende, però, anche una vena ironica, che sarà una costante della vita oltre che della poetica del maestro".
Nella selezione delle opere esposte, dovuta anche alla meticolosa ricerca del suo amico e cultore, Paolo Asti, si è tentato di dar conto del suo percorso, concentrandosi appunto sul suo periodo romano.
Esempi di opere giovanili introducono alla sua poetica: le Mitofanie, in cui rivela una capacità di trarre visioni dai materiali, con una precoce intuizione rispetto a ciò che avverrà, e un esempio di assemblage che testimonia il suo incontro con la poesia visiva.
Alcuni quadri in transizione (Adamo, 1971; Pescatore, 1971; Mosca cieca, 1972; Ermafrodito 1975) introducono alle esperienze successive, nelle quali vi è chiara tutta la sua maturità, non estranea all'ambiente culturale in cui questa parte della sua formazione si svolge.
Il colore diventa materia, capace di conferire quel volume che, in altre creazioni, ha reso attraverso strati e spessori; l'individuazione dei temi è una sorta di dichiarazione del suo universo interiore e del suo sentire. I Gabbiani del suo Golfo e i Clochard dei margini della città ne sono i risvolti più densi di significato.
A testimoniare il suo impegno di incisore, viene esposta una rara copia della cartella In articulo amoris, emblematica tanto per la tecnica, quanto per il calembour del titolo, che attesta la sua inclinazione per il gioco semantico e il sentimento che lo anima.
Del suo passaggio romano e delle sue frequentazioni son prova i ritratti di personaggi famosi che esegue al tratto, cogliendone i caratteri con pochi, decisi segni. Tra questi uno schizzo a carboncino di Alberto Moravia, fatto al Cigno, lo Studio per Renato Guttuso, o il ritratto di Enzo Carli abbozzato a china su una busta nel 1973.
Le opere presentate in questa mostra non solo testimoniano la ricchezza del percorso artistico di Vaccarone, ma invitano il pubblico a riflettere sulla sua eredità culturale. "Credo che il più grande insegnamento di Francesco Vaccarone – conclude Asti - sia stato quello di saper affrontare la vita guardando alla libertà e alla gratitudine, piuttosto che basarla sul senso di colpa o sui debiti morali." Così, il suo lavoro si conferma attuale, capace di dialogare con la sensibilità contemporanea e di offrire spunti di riflessione che si rinnovano e si arricchiscono ad ogni visita.
Categoria Cultura
Autore: Gazzetta della Spezia
28-02-2026 11:33
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