Basi Blu, quasi 8.000 spezzini al sondaggio della Gazzetta: il 94% dice no al progetto

Il dibattito sul progetto Basi Blu, che prevede il potenziamento della base navale nel Golfo della Spezia, continua a dividere politica e cittadinanza.

Durante il recente consiglio comunale straordinario dedicato al tema sono emerse posizioni molto diverse sul futuro della città e sul rapporto tra sviluppo del territorio e strategie militari nazionali.


Parallelamente al confronto politico, la Gazzetta della Spezia ha promosso un sondaggio online per raccogliere l’opinione dei cittadini.




La partecipazione è stata straordinaria: quasi 8.000 spezzini hanno votato.



Il risultato è netto:



Un dato che rappresenta un segnale politico e civico molto forte e che testimonia quanto il tema sia percepito come centrale per il futuro del Golfo.

Centi: “La città non può rinunciare a decidere il proprio futuro”

Abbiamo chiesto un commento al consigliere comunale dott. Roberto Centi, tra i promotori del dibattito sul tema in Consiglio comunale.

Secondo Centi, è necessario innanzitutto superare alcune narrazioni fuorvianti che stanno accompagnando il dibattito pubblico.

«Occorre sgombrare il campo da una finta narrazione: se il progetto Basi Blu venisse rigettato l’Arsenale non verrebbe affatto abbandonato a sé stesso. Nessuno mette in discussione il ruolo della Marina alla Spezia».

Il consigliere sottolinea inoltre che il progetto non nasce dalle attuali tensioni internazionali, ma da esigenze molto precedenti.

«Come si legge nello studio di fattibilità della base navale spezzina, l’obiettivo è aggiornare la struttura agli standard operativi della NATO previsti dalla direttiva Bi-SC Directive 85-8, derivata da una direttiva del 2010, quando le guerre attuali non erano nemmeno ipotizzate».

Il ruolo delle istituzioni civili

Un altro punto centrale del dibattito riguarda il ruolo delle istituzioni locali.

Secondo Centi non è corretto sostenere che gli enti civili non abbiano voce in capitolo su opere di questo tipo.

Il riferimento è anche alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, che ha chiarito come non sia sufficiente la natura militare dell’amministrazione per qualificare automaticamente un’opera come intervento di difesa nazionale.

La sentenza n.150 del 1992 stabilisce infatti che devono essere presenti specifiche caratteristiche finalizzate alla difesa e alla sicurezza del Paese, e che ogni caso deve essere valutato singolarmente.

Questo significa, secondo Centi, che non esiste alcun automatismo e che le autorità civili possono e devono avere un ruolo nel processo decisionale.

Valutazioni ambientali e pianificazione

Il giurista ambientale dott. Marco Grondacci ci fa notare che il progetto, come è noto, con le ultime guerre c’entra quasi nulla, infatti, come si legge nello studio di fattibilità della base navale spezzina, l’obiettivo è di aggiornarla ai nuovi standard operativi della NATO (Bi-SC Directive 85-8).
Questi standard sono frutto di una direttiva Nato ( ) del 2010 quando la guerra in Ucraina e ora tanto meno quella in Iran non erano nemmeno ipotizzate.

richiama inoltre il quadro normativo previsto dal Codice dell’Ordinamento Militare.

In particolare:

Lo stesso Codice, all’articolo 357, consente inoltre all’amministrazione della difesa di stipulare convenzioni con enti civili per attività di tutela ambientale.

Secondo Grondacci questo quadro normativo dimostra che è possibile costruire un percorso condiviso tra istituzioni civili e militari.

Un possibile percorso condiviso

Secondo i promotori della discussione, il progetto potrebbe essere affrontato attraverso un processo istituzionale più strutturato, che includa:

  1. un protocollo procedurale approvato dal Comitato Paritetico regionale per definire modalità di valutazione e partecipazione;
  2. l’applicazione di strumenti di Valutazione Ambientale Strategica per analizzare anche scenari alternativi di utilizzo delle aree dell’Arsenale non più necessarie alla difesa;
  3. il coinvolgimento dell’Osservatorio regionale ambientale, istituito nel 2018.

Il futuro dell’Arsenale e della città

Il punto centrale, secondo i promotori del confronto, non è mettere in discussione la presenza della Marina militare, ma ripensare l’utilizzo di alcune aree dell’Arsenale alla luce delle trasformazioni delle strategie militari.

L’obiettivo sarebbe quello di recuperare spazi oggi non più necessari alla difesa nazionale, restituendoli alla città per progetti di riqualificazione urbana e sviluppo del waterfront.

Il risultato del sondaggio mostra come una parte significativa della cittadinanza chieda più trasparenza, più confronto e un coinvolgimento diretto nelle scelte che riguardano il futuro del Golfo della Spezia.

Il commento del sindaco

Per completezza è stato coinvolto anche il sindaco, dott. Pierluigi Peracchini.

Il primo cittadino ha fatto sapere di non avere ulteriori dichiarazioni da aggiungere rispetto a quanto già espresso durante il consiglio comunale straordinario dedicato al progetto Basi Blu.

Il riferimento è alla seduta del 9 febbraio 2026, nella quale il tema è stato discusso in aula.

Per chi volesse rivedere integralmente il dibattito istituzionale è possibile consultare la registrazione del consiglio comunale al seguente link:

Ascolta le parole del Sindaco durantre il Consiglio Comunale






 

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