Tra antiche fortificazioni, simboli cristiani altomedievali e racconti tramandati nei secoli, Buto conserva ancora oggi il fascino misterioso dell'alta Val di Vara.
Buto, piccolo borgo montano del comune di Varese Ligure, sorge a circa 700 metri di quota sulle pendici del Monte Gottero, la vetta più alta della provincia spezzina. Oggi conta pochissimi abitanti, ma per secoli fu un luogo strategico lungo le antiche vie che collegavano la costa ligure alla Pianura Padana attraverso il Passo di Centocroci.
Le origini del borgo risalgono probabilmente al VI secolo, durante il periodo delle guerre tra Bizantini e Longobardi. In quegli anni l'Impero bizantino tentava di difendere i territori costieri della Liguria orientale e della Lunigiana sfruttando i porti di Luni e Sestri Levante e creando una rete di presidi difensivi lungo i contrafforti appenninici. Buto faceva parte di questa linea strategica insieme ad altri insediamenti della Val di Vara, da Caranza fino a Suvero.
La presenza bizantina nella zona sarebbe confermata anche da alcune antiche dedicazioni religiose. Chiese e cappelle dedicate a San Pantaleo e San Quirico, santi molto venerati dall'esercito bizantino, erano diffuse nell'alta valle. Secondo la tradizione, anche l'antico oratorio della Focetta, oggi dedicato alla Madonna del Rosario, in origine sarebbe stato intitolato proprio a San Pantaleo.
Nel Medioevo Buto divenne un importante punto di controllo commerciale. Le carovane provenienti da Levanto e dalla costa attraversavano questi monti dirette verso il parmense. Per difendere il passaggio fu costruita una fortificazione appartenuta ai Malaspina e successivamente passata ai Fieschi. Del castello oggi non restano che poche tracce nella località ancora chiamata "Castellaro", ma la memoria della struttura è rimasta viva nella storia del paese.
Secondo la tradizione locale, molte pietre dell'antico castello vennero riutilizzate per costruire la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo e il suo campanile. La chiesa attuale fu ricostruita oltre un secolo fa sopra un edificio religioso più antico, ma conserva elementi che raccontano la lunga storia del borgo.
Particolarmente interessante è il campanile, caratterizzato da una struttura slanciata culminante in una piccola lanterna superiore, tipica di alcune architetture liguri tra Seicento e Settecento. La lanterna, finestrata e più stretta rispetto alla cella campanaria, aveva la funzione di alleggerire visivamente la torre e renderla riconoscibile anche da grande distanza lungo le antiche vie di montagna.
Nel campanile sono inoltre incastonati alcuni frammenti di bassorilievi cristiani del VII-VIII secolo, testimonianze rarissime dell'antico cristianesimo nell'alta Val di Vara. Gli studiosi ritengono che questi reperti provengano dai resti di un edificio religioso molto più antico situato sopra il paese.
Attorno a Buto sopravvivono ancora molte leggende popolari. Una delle più note racconta di una campana d'oro nascosta sotto le rovine dell'antico castello. Secondo il racconto tramandato dagli anziani, la campana suonerebbe misteriosamente una volta ogni cento anni, nelle notti di tempesta o quando il paese è in pericolo.
Anche il Monte Gottero è da sempre avvolto da racconti e credenze antiche. La montagna, che segna il confine tra Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna, è stata considerata per secoli un luogo sacro e misterioso. Ancora oggi si tramandano storie legate ai culti della Dea Madre, ai riti del solstizio e a simboli ancestrali scolpiti nella pietra.
Il Gottero domina un territorio selvaggio fatto di faggete, crinali e valloni isolati. La sua posizione lo rese nei secoli un importante punto di riferimento per pastori, pellegrini, mercanti e viandanti. Oggi rappresenta una delle montagne più affascinanti dell'Appennino ligure, ricca di biodiversità e panorami che spaziano dal Golfo della Spezia fino alle Alpi nelle giornate più limpide.
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Categoria Cultura
Autore: Gazzetta della Spezia
28-05-2026 11:38
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