Le fotografie che custodiscono la memoria della Marina del Canaletto

di Anna Mori - Le immagini scattate quindici anni fa da Roberto Celi di Obiettivo Spezia raccontano oggi un luogo che non esiste più, demolito per fare spazio all’espansione del porto commerciale, ma ancora vivo nell’identità della città.

Ci sono fotografie che nascono per raccontare il presente e che, senza che nessuno possa immaginarlo, con il passare degli anni diventano documenti storici, memoria di una città, testimonianze di un tempo che non tornerà. Raccontano luoghi, persone, tradizioni e modi di vivere che sembravano destinati a rimanere immutati e che invece sono cambiati profondamente o scomparsi del tutto.


È questo il valore della fotografia: fermare un istante e consegnarlo ai posteri. Un concetto che emerge anche dal post pubblicato da Roberto Celi, fotografo e anima del progetto Obiettivo Spezia, che ha riproposto un album realizzato il 10 luglio 2011, uno dei primi grandi reportage fotografici dedicati al territorio spezzino.




“Quindici anni fa, il 10 luglio 2011, realizzammo uno dei primi progetti fotografici di Obiettivo Spezia dedicati al nostro territorio. Ottenemmo dalla Capitaneria di Porto il permesso di navigare a ridosso della costa e all’interno del porto, per raccontare la città da un punto di vista allora poco consueto”, ricorda Celi.



All’epoca quelle immagini erano semplicemente il ritratto della Spezia contemporanea. Oggi sono qualcosa di molto diverso. “All’epoca queste immagini potevano sembrare semplicemente fotografie di luoghi conosciuti. La reazione più comune era quasi: ‘Sì, è proprio così”’. Oggi, invece, hanno acquistato un valore completamente diverso. Sono diventate memoria, documento, testimonianza di una città che nel frattempo è cambiata, in alcuni punti profondamente”.



Parole che assumono un significato ancora più intenso osservando le fotografie della Marina del Canaletto, uno dei luoghi simbolo della marineria spezzina, oggi completamente scomparso. Quelle immagini non raccontano soltanto un paesaggio. Raccontano una comunità, il lavoro dei pescatori, dei muscolai, dei maestri d’ascia, dei vogatori del Palio del Golfo, delle famiglie che vivevano il mare ogni giorno. Raccontano un mondo fatto di reti stese al sole, pontili in legno, gozzi ormeggiati, bambini che crescevano respirando l’odore della salsedine e imparando fin da piccoli il rispetto per il mare. Un mondo che oggi non esiste più.

Quando il mare arrivava fino al Canaletto
Per comprendere l’importanza della Marina del Canaletto bisogna tornare indietro di oltre centocinquant’anni.

Nella prima metà dell’Ottocento il Canaletto era molto diverso da come lo conosciamo oggi. Era una zona costiera caratterizzata da terreni bassi e acquitrinosi, attraversata da piccoli corsi d’acqua e canali naturali che hanno dato il nome al quartiere. Il mare arrivava molto più vicino rispetto all’attuale viale San Bartolomeo e il paesaggio era fatto di spiagge, insenature e zone umide.

La grande svolta arrivò con la costruzione dell’Arsenale Militare Marittimo, che trasformò radicalmente la nostra città. Migliaia di operai, artigiani e marinai raggiunsero La Spezia da ogni parte d’Italia e anche il Canaletto iniziò a popolarsi.

Nacque così una comunità profondamente legata al mare.
Accanto ai pescatori spezzini arrivarono famiglie provenienti soprattutto dalla Puglia, in particolare da Taranto, che portarono nel Golfo la loro esperienza nell’allevamento dei mitili. Da quell’incontro nacque una tradizione che ancora oggi rappresenta uno dei simboli della Spezia. La Marina del Canaletto divenne il punto di riferimento di questa comunità e per oltre un secolo fu il luogo dove il mare scandiva il ritmo della vita quotidiana.

Le giornate iniziavano prima dell’alba e terminavano soltanto al tramonto. L’odore del legno, del catrame, delle corde, delle reti e dei muscoli appena raccolti si mescolava alla salsedine. Era una comunità nella quale tutti si conoscevano.

I bambini crescevano tra i pontili, imparavano a remare prima ancora di andare a scuola, osservavano i padri preparare le barche e respiravano una cultura marinara che si trasmetteva naturalmente da una generazione all’altra.

La Borgata del Canaletto e il Palio del Golfo
La Marina era anche la casa della Borgata Marinara del Canaletto, una delle tredici protagoniste del Palio del Golfo. I colori giallo e rosso, l’orgoglio dei Canarini, le vittorie conquistate nel corso dei decenni e l’attesa per la prima domenica di agosto facevano parte della vita del quartiere. Per gli abitanti della Marina il Palio non era soltanto una competizione sportiva. Era identità. Era appartenenza. E lo è tutt’ora ma in una sede diversa. Le barche venivano preparate con cura, gli allenamenti riempivano le giornate e ogni successo diventava motivo di orgoglio per un’intera comunità.

Il porto cambia volto
Negli ultimi decenni la Spezia ha continuato a crescere come porto commerciale internazionale. Le banchine si sono estese. I piazzali hanno sostituito gli antichi affacci sul mare. Il rapporto diretto tra il Canaletto e il Golfo è cambiato profondamente.

Fino ad arrivare agli anni più recenti, quando la storica Marina è stata demolita per consentire l’espansione del porto commerciale.

Con la scomparsa dei pontili, delle baracche, delle sedi storiche della borgata e dei luoghi di lavoro dei pescatori e dei muscolai non è stato cancellato soltanto un insieme di edifici. È scomparso un pezzo della memoria della città.

Quando una fotografia diventa storia
Ed è proprio qui che le fotografie di Roberto Celi acquistano un valore straordinario. Quando furono scattate erano immagini del presente. Oggi sono immagini di un luogo che non esiste più.

“Questo uno dei valori più importanti del lavoro di Obiettivo Spezia: fotografare il presente senza sapere ancora quanto quelle immagini potranno diventare preziose nel futuro. Perché una fotografia non conserva soltanto ciò che vediamo, ma anche ciò che, lentamente, scompare”.

Ogni immagine diventa una pagina di storia. Ogni dettaglio assume un valore che nessuno poteva immaginare nel momento dello scatto.

Quei pontili, quelle barche, quei riflessi sull’acqua, quei capanni di legno, le reti appese, le persone al lavoro sono oggi un patrimonio della memoria. Le nuove generazioni non potranno vedere la Marina del Canaletto com’era. Potranno però conoscerla attraverso le fotografie.

La memoria di una città
Nel suo post Roberto Celi invita gli spezzini a riguardare quelle immagini e a raccontarci i propri ricordi. È un invito che va oltre la semplice nostalgia. Ogni fotografia può riaccendere una storia, un volto, un’emozione, un episodio familiare. Può restituire il rumore delle onde contro i pontili, le voci dei pescatori, il profumo del mare e il senso di appartenenza a una comunità. Perché una città non è fatta soltanto di strade, edifici e infrastrutture. Una città vive nei luoghi che hanno costruito la sua identità. La Marina del Canaletto è stata uno di quei luoghi.

Oggi non esiste più fisicamente. Al suo posto si sviluppano le aree del porto commerciale, simbolo di una città che continua a evolversi e a guardare al futuro.

Ma proprio mentre il paesaggio cambia, cresce il valore di quelle fotografie scattate quindici anni fa. Immagini che allora sembravano raccontare la normalità e che oggi sono diventate un archivio prezioso della memoria spezzina.

Perché, come scrive Roberto Celi, “quindici anni dopo, quelle fotografie non mostrano più soltanto com’era Spezia: ci ricordano anche chi eravamo noi”.

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