Elio Borio a sette anni timoniere al Palio del Golfo nel 1976

di Anna Mori - La nostra intervista a Elio Borio, che racconta l’esordio e la storica vittoria con il Canaletto, forse il più giovane timoniere di sempre.

Nel 1976 aveva appena sette anni quando diventò timoniere al Palio del Golfo con la borgata del Canaletto. Una storia nata quasi per caso.


Elio Borio, intervistato da Gazzetta della Spezia, torna con la memoria a quel periodo e racconta come divenne timoniere del Canaletto contribuendo, appena due settimane dopo essere imbarcato, a portare i Canarini a conquistare il Palio.




“Io sono della Marina del Canaletto, che oggi purtroppo oggi non esiste più. Vengo da una famiglia di muscolai, avevamo i pontili vicino alla borgata e fin da piccolo vivevo il mare in tutti i modi: andavo in barca a vela, uscivo con la barchetta, pescavo i muggini con la fiocina. Mi vedevano sempre in mare”.



Proprio quella familiarità con l’acqua attirò l’attenzione della borgata del Canaletto. “Con la borgata ci si vedeva tutti i giorni. Probabilmente avranno pensato che quel ragazzino poteva fare il timoniere. Allora, però, i timonieri non erano bambini: erano uomini piccoli, ma comunque adulti, che pesavano circa cinquanta chili”.



La scelta di affidare il ruolo a un bambino di sette anni era anche una scommessa. “Io pesavo 22 chili. Togliendo un uomo e mettendo me, la barca diventava molto più leggera, sappiamo bene quanto il peso possa incidere. Però era comunque una scommessa, perché per preparare un timoniere servono allenamento e mesi di esperienza pratica”.

Il tempo a disposizione fu pochissimo, solo due settimane. “Avevo fatto un po’ di allenamento, poi mi avevano provato all’ultima prepalio di Muggiano, e poi abbiamo fatto la gara. Avevano rischiato, perché non era semplice insegnare a un timoniere a tenere la barca dritta e a fare bene i giri di boa”.

La scommessa, però, si rivelò vincente. “Quell’anno vincemmo la prepalio di Muggiano e vincemmo anche il Palio. Fu un evento eccezionale”.

Di quella giornata, però, Elio Borio conserva soprattutto le immagini. “Ogni tanto vedo ancora delle immagini. Qualche giorno fa ero in un bar e ho visto una mia foto di allora: fa un certo effetto, ma della gara e dei festeggiamenti non ricordo praticamente niente. Ero troppo piccolo”.

Ricorda invece bene le emozioni di lui, bambino, in una gara così importante. “Mi ricordo che il giorno del Palio avevo paura, penso che abbiano fatto bene in seguito a mettere il limite dei dieci anni per i timonieri, perché ero veramente piccolo. Gli altri per me erano montagne. Il timoniere stava proprio all’estrema poppa e io non riuscivo nemmeno a vedere davanti. Mi costruirono un seggiolino di polistirolo alto una ventina di centimetri, altrimenti non avrei visto nulla. Bisognerebbe verificare negli annali, credo tuttavia di essere stato il più giovane timoniere a vincere il Palio. A sette anni credo sia difficile trovare qualcun altro, anche perché poi è stato introdotto il limite minimo dei dieci anni”.

Il legame con il Palio del Golfo è però proseguito anche negli anni successivi. Borio è tornato protagonista come vogatore, conquistando un’altra vittoria. “Crescendo sono diventato vogatore. Ho fatto il Palio con il CRDD e nel 1992 abbiamo vinto. Il mio secondo remo quando ero timoniere nel 1976 era Fortunato “Pucci” D’Imporzano, che poi è diventato il mio allenatore. Anche quella è stata una bella soddisfazione”.

Di quella gara ricorda soprattutto una rimonta difficile. “Ai 1.500 metri eravamo ancora dietro di due barche. Poi abbiamo fatto un bel giro di boa e negli ultimi 500 metri siamo riusciti a recuperare. Nel Palio è una cosa particolare. È stata soprattutto una vittoria di testa, perché sapevamo di poter vincere, il primo remo era Paolo Lavalle”. 

Dopo è arrivata la vela, un’altra grande passione. “Ho continuato con il mondo della vela. Oggi lavoro come attrezzista di barche a vela. Ho fatto regate importanti, tra cui i Melges 32 con un team spezzino guidato da Matteo Balestrero: abbiamo vinto gli Europei e siamo arrivati secondi ai Mondiali”.

Una passione trasmessa anche alla nuova generazione. “Mio figlio oggi fa vela a livello professionistico con le Fiamme Oro, nella classe olimpica Laser. E’ un atleta della nazionale”.

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