Caldo alla Spezia, il questionario di Lombardi: «Il 93% ha rinunciato agli spazi pubblici»

Un'indagine civica promossa dalla consigliera comunale Giorgia Lombardi ha raccolto 434 risposte sull'impatto delle ondate di calore in città. I dati, alla base di una mozione poi respinta dalla maggioranza, fotografano un disagio diffuso e una richiesta unanime: più alberi e più ombra.

Giorgia Lombardi, consigliera comunale di LeAli a Spezia – AVS, ha reso pubblici i risultati del questionario «La Spezia e il caldo», distribuito nelle scorse settimane per raccogliere le esperienze dirette di cittadine e cittadini sull'impatto delle ondate di calore in città. In pochi giorni l'indagine ha raggiunto 434 compilazioni, provenienti da numerosi quartieri: dal Centro Storico a Canaletto-Fossamastra, dalla Migliarina ai rioni collinari. Un bacino ampio che, pur senza pretese di rappresentatività statistica, restituisce un quadro coerente e preoccupante.


Il dato più immediato riguarda la percezione del cambiamento: 423 persone su 434, pari al 97,9%, dichiarano di aver avvertito molto o abbastanza un aumento del caldo negli ultimi anni. Il fenomeno non è vissuto come una curiosità meteorologica ma come una trasformazione concreta della vita quotidiana. Il 77,5% degli intervistati — ovvero 335 persone — evita spesso o sempre di uscire nelle ore centrali della giornata, mentre il 93,1%, pari a 402 persone, ha rinunciato almeno una volta a passeggiate, attività fisica o alla frequentazione di spazi pubblici a causa delle temperature.
Il questionario mette in luce anche una dimensione sociale del problema spesso trascurata. Il 41,2% degli intervistati — 179 persone — non dispone di un climatizzatore in casa. Tra coloro che lo possiedono, ben 213 dichiarano di limitarne l'utilizzo per ragioni economiche: una forma concreta di povertà energetica estiva, in cui il raffrescamento è tecnicamente disponibile ma non pienamente accessibile. In assenza di una rete pubblica riconoscibile di luoghi freschi, sono i centri commerciali a svolgere di fatto la funzione di rifugi climatici, citati 223 volte nelle risposte multiple da un totale di 388 persone — l'89,8% — che dichiarano di aver cercato almeno qualche volta un luogo più fresco.




Dalle risposte aperte emerge con forza una richiesta pressoché unanime: più alberi di grandi dimensioni, più ombra nei percorsi pedonali, più fontanelle e meno superfici asfaltate. Solo il 27,9% degli intervistati valuta positivamente la presenza di grandi alberi nel proprio quartiere. In particolare, nelle zone del Centro città e della parte est — Migliarina, Mazzetta, Canaletto — oltre la metà dei rispondenti giudica il proprio quartiere «per niente» o «poco» ombreggiato. I cittadini non descrivono gli alberi come un elemento decorativo, ma come una vera e propria infrastruttura pubblica, al pari dei marciapiedi o dell'illuminazione stradale. Il 94,2% degli intervistati dichiara che utilizzerebbe una rete di rifugi climatici pubblici.



I dati raccolti sono stati alla base di una mozione presentata da Lombardi in Consiglio Comunale, che chiedeva tra le altre cose di aumentare le alberature urbane, realizzare percorsi ombreggiati, avviare interventi di depavimentazione e predisporre strumenti di protezione per le persone più fragili. La mozione è stata respinta dalla maggioranza, che ha invece approvato un ordine del giorno in cui afferma di stare già lavorando sulle problematiche descritte. La consigliera contesta questa posizione, citando come esempio contrario la realizzazione di parcheggi privi di alberi e senza pavimentazione drenante, marciapiedi rifatti con asfalto nero e la mancata cura del patrimonio arboreo esistente. Il lavoro di analisi dei dati, ha annunciato Lombardi, proseguirà nei prossimi mesi con l'obiettivo di tradurre le indicazioni raccolte in ulteriori proposte concrete.



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