Il Partito Democratico spezzino prende posizione a fianco dei 63 artisti, intellettuali e operatori culturali che hanno lanciato un appello sulle condizioni critiche della cultura locale, criticando la risposta dell'amministrazione Peracchini come autocelebrativa e lontana dalla realtà.
A seguito della lettera-appello sottoscritta da un gruppo di 63 artisti, intellettuali e operatori spezzini sulle condizioni critiche del mondo culturale locale, l'amministrazione Peracchini ha risposto, ma secondo il Partito Democratico la replica si è limitata a un'enunciazione di numeri e risultati, «tra il burocratico e l'autocelebrativo», senza entrare nel merito della questione sollevata. Nella città esiste, secondo i dem, un ricco patrimonio comune fatto di ricerca artistica, sperimentazione, lavoro e impegno individuale e associativo che negli anni ha visto restringersi sempre più spazi e opportunità di partecipazione e di espressione.
Il PD riconosce alcune misure positive dell'amministrazione — come le visite didattiche nei musei cittadini e l'aumento dei visitatori nei musei civici — ma le ridimensiona: l'incremento dei visitatori sarebbe infatti attribuibile alla forte affluenza turistica, e sarebbe stato «singolare il contrario». Anche l'accesso gratuito al sistema museale per i cittadini spezzini è giudicato meritorio, ma solleva interrogativi: non si comprende, scrivono i dem, l'esclusione del Camec dalla gratuità, né si è pensato a una ricaduta positiva per i cittadini a fronte dei maggiori introiti derivati dal turismo.
Il comunicato punta il dito anche sulla contraddizione tra le ambizioni del dossier Una cultura come il mare — definito dall'amministrazione come «una visione culturale di lungo periodo, fondata sul rapporto fra città, mare, creatività, ricerca, inclusione e sviluppo sostenibile» — e la protesta della borgata di Marola, che nei giorni del Palio del Golfo ha alzato la voce contro l'ulteriore riduzione dell'accesso al mare. Una contraddizione che, per il PD, rappresenta «la distanza siderale delle parole istituzionali rispetto alla viva realtà della città».
I democratici sostengono che le scelte di esternalizzazione condotte dall'amministrazione in ambito culturale abbiano sottratto spazi e opportunità alle realtà del territorio. Il caso più emblematico è quello del Centro Allende, che ha di fatto privato la città di uno spazio pubblico espositivo accessibile e radicato nel centro storico. Anche la gestione del Camec viene criticata: il museo si starebbe progressivamente sganciando dalla sua funzione di pinacoteca civica, nata per valorizzare il patrimonio artistico donato e le proposte del panorama locale.
Sotto osservazione è anche la prossima apertura dello spazio Giona, che si pone nel solco della scelta strategica — avviata dalle giunte di centrosinistra con l'inaugurazione della nuova Biblioteca Beghi nel 2017 — di recuperare all'uso culturale gli spazi ex Fitram del Canaletto. Secondo il PD, tuttavia, questo spazio rischia di essere «un pregevole contenitore» creato senza il coinvolgimento del tessuto artistico e culturale cittadino, ripetendo così un approccio calato dall'alto che i firmatari dell'appello contestano.
La posizione conclusiva del Partito Democratico è netta: non confrontarsi con chi la cultura la produce ogni giorno significa rinunciare alla funzione trasformativa e civica che una politica culturale pubblica deve porsi come priorità. Una necessità resa evidente, scrivono i dem, dalla situazione della coesione sociale e del benessere della comunità, «dei nostri giovani soprattutto». Il partito annuncia quindi di volersi porre al fianco degli estensori dell'appello, nel rispetto della reciproca autonomia, per garantire il proprio contributo a pratiche culturali collettive fondate sulla più ampia partecipazione democratica.
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Categoria Politica
Autore: Gazzetta della Spezia
02-08-2026 13:07
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