Enzo Sapere riporta l'accaduto e la testimonianza di uno spezzino.
Il nostro paese appena uscito sconfitto e distrutto dalla 2° guerra mondiale mandava a fine anni '40, manodopera, disoccupata da noi, in tutto il mondo, e soprattutto in Europa, dove le miniere di carbone erano sotto pressione per soddisfare le enormi richieste dell'industria, in notevole ripresa post bellica.
Furono soprattutto le miniere di carbone del nord Europa in particolare quelle del Belgio ad attirare gli emigranti, grazie anche al patto del 1946, minatori, in cambio di carbone a basso costo. Il governo, inondò di cartelloni, ingannevoli color rosa, città e paesi dove regnava analfabetismo e miseria. Furono reclutati decine di migliaia di italiani che finirono in miniera.
Le miniere, con strutture obsolete e pericolose come il pozzo St. Charles (del 1860) di Marcinelle, nel bacino carbonifero di Charleroi, rimasero in attività per soddisfare le richieste sempre più crescenti. Una scintilla da un cavo elettrico e la rottura di una condotta dell'olio ad alta pressione, scatenarono un incendio i cui fumi acri e mortali pervasero il pozzo d'entrata dell'aria, provocando la morte di 262 su 275 minatori, di cui 136 italiani.
Ma già nei 10 anni precedenti oltre 520 connazionali persero la vita o si ammalarono di silicosi. Queste cifre spaventano, ma se guardassimo quel che succede oggi da noi ci spaventeremmo ancor di più, sono state 1093 le vittime sul lavoro, nel 2025.
Tra i mariti che volevano dare una dignità alla famiglia ed i giovani che volevano formarsela ci fu anche Gino Lanieri, scomparso poco più di un mese fa, vicino al traguardo dei 95 anni.
Fu solo un caso allora, che Gino, emigrato ventenne, scampò alla tragedia perché sostituì un collega, in un'altra miniera. Ogni anno Gino Lanieri, in questo triste giorno, ci raccontava la tragedia, aggiungendo sempre nuovi e raccapriccianti episodi, mai venuti alla luce. Gino, infatti, proprio perchè conosceva bene quella miniera, fu tra i soccorritori e dovette vedere scene terribili. Raccontò, ad esempio, fra i tanti particolari, che i minatori, rimasti per giorni in una bolla d'aria che si era creata nei cunicoli della miniera, in attesa dei soccorsi che ci misero giorni per raggiungerli, furono costretti, per sopravvivere, anche a sacrificare alcuni animali da soma.
Tanti i ricordi, terribili, che purtroppo Gino non può più raccontare come testimonianza di quella tragedia, li ha portati con sé, per sempre, il 21 giugno!
(Enzo Sapere)
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Categoria Cronaca
Autore: Gazzetta della Spezia
08-08-2026 19:52
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