Secondo Europa Verde – Verdibisogna andare oltre l'attuale concezione di "infrastruttura" ed ampliarne il concetto.
Quando si parla di infrastrutture si pensa immediatamente a strade, ferrovie, porti, reti energetiche o sistemi digitali. Il rapido evolversi e le sfide che ci vengono imposte dai cambiamenti climatici, dalla perdita di biodiversità, dal consumo di suolo, dall'innalzamento del livello del mare e dall'aumento delle disuguaglianze territoriali ci obbligano ad ampliare il concetto stesso di infrastruttura.
In questa prospettiva, quello che consideriamo «verde urbano» non può più essere un semplice elemento ornamentale o un servizio accessorio della città. Deve essere riconosciuto come parte di una vera e propria infrastruttura, una rete territoriale strategica capace di produrre benefici ambientali, economici e sociali.
Perché il verde urbano possa essere riconosciuto e pianificato come infrastruttura è indispensabile che sia connesso, in modo continuo e funzionale, alle aree periurbane, agricole e naturali (protette e non). La qualità ecologica di un territorio dipende soprattutto dalla interconnessione (corridoi ecologici) delle aree urbane sia tra loro sia con la periferia e dalla capacità di garantire la permeabilità ecologica del paesaggio. Favorisce inoltre la mobilità delle specie, la conservazione della biodiversità, la resilienza degli ecosistemi e contribuisce alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici (permacultura, città spugna …).
All'interno di questa visione, i parchi regionali e nazionali assumono un ruolo centrale. Non soltanto aree di tutela, ma veri e propri nodi strategici della rete ecologica, capaci di connettere territori, comunità e competenze. Attorno a questi nodi possono svilupparsi reti sentieristiche, ciclovie, percorsi educativi, programmi di ricerca, iniziative di innovazione e forme di cooperazione tra istituzioni, imprese e cittadini.
La dimensione ecologica si integra fortemente con quella tecnologica. Sensoristica diffusa, Internet delle cose (IoT), sistemi di monitoraggio ambientale, piattaforme digitali, IA e gestione intelligente dei dati rappresentano oggi strumenti fondamentali per conoscere e governare territori complessi. Le tecnologie consentono di monitorare ecosistemi, prevenire rischi, gestire risorse naturali e rafforzare i collegamenti tra aree urbane e aree interne, diventando esse stesse fattori abilitanti di sviluppo e conoscenza.
La rete ecologica assume così una funzione che va oltre la conservazione della natura. Diventa una piattaforma di connessione tra biodiversità, conoscenza, innovazione e sviluppo locale. Può contribuire a riequilibrare la distribuzione delle opportunità territoriali, valorizzando aree spesso considerate marginali e trasformandole in nodi attivi di una rete più ampia.
Perché questa visione si traduca in politiche concrete è necessario compiere un ulteriore passo: riconoscere istituzionalmente le infrastrutture ecologiche come infrastrutture pubbliche strategiche. Ciò significa integrarle negli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, nei piani climatici, nelle strategie regionali di sviluppo e nei documenti di programmazione economica e finanziaria.
A questo riconoscimento deve corrispondere un adeguato sistema di governance e di finanziamento. Le infrastrutture ecologiche devono poter contare su investimenti dedicati, su strumenti di monitoraggio e valutazione e su una regia capace di coordinare amministrazioni, enti parco, università, centri di ricerca, imprese e comunità locali.
La vera innovazione consiste nel considerare la rete ecologica come una struttura portante sulla quale si innestano mobilità sostenibile, formazione, ricerca, innovazione, digitalizzazione, servizi ecosistemici e partecipazione civica.
Il Novecento è stato il secolo delle infrastrutture materiali. Oggi si richiedono infrastrutture più complesse, capaci di connettere ambiente, società, conoscenza e tecnologia. Le infrastrutture ecologiche possono rappresentare uno dei pilastri di questa trasformazione, offrendo una risposta integrata alle sfide della sostenibilità, della resilienza climatica e della coesione territoriale. Investire nelle infrastrutture ecologiche significa investire non soltanto nella tutela della natura, ma nella qualità della vita, nella competitività dei territori e nella capacità delle comunità di costruire un futuro più equilibrato e resiliente.
Il verde non è un costo da gestire, ma un'infrastruttura strategica da pianificare e finanziare.
Giovanni Cortelezzi
Co-portavoce Europa Verde – Verdi Federazione provinciale della Spezia
(foto da Facebook)
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Categoria Politica
Autore: Gazzetta della Spezia
21-08-2026 10:07
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