La nostra intervista a Guido Tonelli : "Giovani non abbiate paura a volare alto" (ultima parte)

di Anna Mori - Un messaggio per i ragazzi e un monito agli adulti. Domani l'appuntamento con lo scienziato a "Percorsi".

Dopo aver raccontato l'infanzia di Guido Tonelli ed il suo essere diventato scienziato quasi per caso e dopo aver parlato, ieri, della sua esperienza al CERN, oggi concludiamo con un importante messaggio che ha voluto lanciare ai giovani, incoraggiandoli ad inseguire i loro sogni e le loro passioni.

Ricordiamo che domani, domenica 30 agosto, Tonelli sarà ospite a Santo Stefano Magra, nell’ambito di “Percorsi” .



La scienza oltre i confini: il messaggio del CERN al mondo
C'è poi un'altra dimensione della storia di Tonelli che va oltre la fisica: il valore della collaborazione. Al CERN lavorano insieme scienziati provenienti da Paesi diversi, anche quando quei Paesi sono divisi da conflitti politici o militari. "Dobbiamo imparare, anzi rafforzare il messaggio del CERN: la scienza, come secondo me anche la cultura, lo sport, dovrebbero essere tenuti al di fuori della contesa politica o, peggio ancora, dei conflitti militari".




Non è un principio astratto. Il CERN nasce nel 1954 proprio per riunire scienziati di Paesi che pochi anni prima si erano combattuti. "Scienziati tedeschi con scienziati inglesi. Oppure c'era anche la guerra fredda, scienziati russi con scienziati americani". La ricerca diventa così un terreno di dialogo.



Tonelli ricorda anche un episodio vissuto personalmente: la festa insieme a scienziati americani e iraniani che lavoravano allo stesso progetto. "Vedere insieme scienziati di Paesi così diversi fra loro, che anche allora erano in una situazione di tensione, oggi sono in un conflitto aperto, è un insegnamento prezioso".



E questo patrimonio, secondo Tonelli, va difeso. "Dovremmo fare in modo che, anche nei momenti più difficili, il confronto scientifico, il confronto artistico e il confronto sportivo rimangano". Perché esiste una tradizione antichissima di collaborazione che non dovrebbe essere dimenticata. "Le Olimpiadi erano nate per questo, proprio come elemento di tregua fra le città dell'antica Grecia che si combattevano fra di loro".

La scienza, come lo sport e la cultura, può dunque costruire ponti mentre il mondo costruisce muri. "Nel momento in cui i conflitti prima o poi finiranno, il lavoro che si fa sul piano scientifico, in cui le menti più brillanti di tutto il pianeta si mettono insieme per raggiungere risultati, sarà il lavoro che produrrà risultati a disposizione dell'umanità intera".

«Spezia è anche un odore: quello del porto»
Alla fine del viaggio nell'universo, torniamo alla Spezia. Ed è forse proprio qui che il racconto di Tonelli diventa più intimo. Il legame con la città non è mai venuto meno. C'è ancora Fernanda, la seconda mamma, che ha 93 anni. Ci sono gli amici del liceo, i parenti, le persone che il tempo e il lavoro rendono difficile frequentare quanto vorrebbe.

Ma soprattutto ci sono le sensazioni. "Ogni volta che arrivo in città, faccio una passeggiata, magari vado al porto. Ci sono gli odori che mi riportano indietro". E c'è quell'odore particolare del porto spezzino. "Un po' misto di salmastro, un po' di olio, un po' di catrame. A me piace". Un odore che per altri può essere semplicemente il "puzzo del porto", per lui è molto di più. "Quell'odore lì per me è Spezia".

Come il sapore della focaccia. Come il traghetto per Porto Venere. Come la diga. Come via Prione. Come i portici. Come i gelati e le prime amicizie. "Basta un attimo e subito ti ritornano in mente le avventure, le storie, le risate, le follie che hai fatto da giovane in questa città".

E quando viene invitato a parlare alla Spezia, per Tonelli è qualcosa di più di un semplice appuntamento professionale. "È stato un onore e un piacere per me, perché è come se ci si ricongiungesse a quel ragazzino che vagava per via Prione o andava sotto i portici a prendere gelati, a cercare di fare amicizia con la ragazzina che mi piaceva". È il ritorno alle cose semplici dell'adolescenza, quelle che "sono più care".

Ai giovani: "Non abbiate paura. Volate alto"
L'ultima domanda riguarda il futuro. E soprattutto riguarda i giovani. Cosa direbbe Guido Tonelli a un ragazzo o a una ragazza che oggi si trova davanti a un mondo apparentemente pieno di incertezze? La sua risposta è netta. "Avere fiducia. Non aver paura".

Perché secondo Tonelli c'è un rischio: quello di trasmettere ai giovani soltanto le paure degli adulti. "Io vedo che genitori o anche giornalisti spesso fanno paura a questi ragazzi e a queste ragazze, presentando loro un futuro terribile in cui il mondo va verso la catastrofe, l'emergenza climatica è un disastro, i lavori vengono distrutti dall'intelligenza artificiale". Una narrazione che può diventare ansiogena. "È come se uno producesse una visione del mondo che produce ansia".

Il risultato può essere paradossale: nel tentativo di proteggere i ragazzi, si finisce per convincerli di non essere capaci di affrontare il futuro. "I genitori hanno paura, vogliono proteggere i figli, hanno paura che non ce la faranno, ma in questa maniera trasmettono ai figli un'ansia". E allora il primo consiglio è proprio quello di liberarsi dalla paura. "Non ascoltare troppo le ansie e le preoccupazioni degli adulti".

Perché il futuro appartiene a chi lo costruisce. "La vita dipende da loro. Le scelte che faranno loro sono quelle che determinano la loro esistenza". E, soprattutto, il mondo di oggi offre possibilità che la generazione precedente non aveva. "Il mondo che si apre di fronte a loro è molto più pieno di opportunità del mondo che abbiamo attraversato noi quando avevamo vent'anni". Studiare all'estero, accedere alle informazioni, utilizzare strumenti tecnologici e intelligenza artificiale: possibilità che fino a pochi decenni fa erano impensabili. "Oggi hai a disposizione un mondo che ti dà molti più strumenti. Però dipende da te saperli usare".

E qui torna la scienza, ma anche una visione del futuro. "Il mondo del XXI secolo sarà un mondo in cui le gerarchie si definiranno sulla base del ruolo che hanno i Paesi nel produrre innovazione e conoscenza".

E dentro questa trasformazione può esserci spazio per chiunque abbia talento, curiosità e coraggio. "Anche un singolo ricercatore, una singola persona, quindi un ragazzo, una ragazza dei nostri, potrebbe fare la scoperta più importante di questo secolo". Tonelli parla di giovani ricercatori, di nuove imprese tecnologiche, di molecole farmaceutiche, di intelligenza artificiale, di ragazzi che possono trasformare una buona preparazione tecnico-scientifica in qualcosa di completamente nuovo. E rivendica la qualità dei giovani italiani. "I ragazzi e le ragazze italiani hanno creatività e intelligenza, sono brillanti. Non hanno nulla da invidiare alle menti più brillanti dell'intero pianeta. Sono spesso anzi più creativi".

Quello che serve è la fiducia. "Non devono avere vincoli, lacci, non devono ascoltare i consigli di prudenza, non devono lasciarsi intimidire, non devono avere ali tarpate".

Poi, quasi come una consegna, arrivano le ultime parole. "Volate alto, buttatevi e vedrete che non ve ne pentirete". Ed è forse questa la frase con cui si può chiudere il viaggio. Perché Guido Tonelli, partito da una famiglia di lavoratori, passato attraverso il liceo classico Costa, arrivato alla fisica quasi per caso, entrato al CERN da giovane ricercatore e diventato uno dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, racconta in fondo una cosa molto semplice: non sempre sappiamo da subito quale sarà la nostra strada. A volte la vita decide per noi. A volte una scelta apparentemente casuale apre una porta. A volte un maestro vede in noi qualcosa che ancora non riusciamo a vedere. E a volte, dall'altra parte di quella porta, c'è un universo intero da scoprire.

Domenica, a Santo Stefano Magra, Tonelli tornerà in un luogo della sua infanzia. E forse, mentre parlerà di particelle, materia, Universo e futuro, ci sarà ancora, da qualche parte, quel bambino che non immaginava affatto che un giorno sarebbe riuscito a vedere ciò che nessun essere umano aveva mai visto prima.

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